"La scontentezza è il bisogno di fiducia in se stessi, è una malattia della volontà. Lamentati delle calamità se questo può aiutare chi soffre, altrimenti continua il tuo lavoro e il male comincia già a essere superato" Ralph Waldo Emerson

domenica 4 maggio 2008

Di là che cosa c'è? E prima di arrivarci?

Oggi, per motivi personali, devo parlarvi di una tematica che non vi porterà un sorriso. Avvisati.
Non so se qualcuno di voi ha provato quel gelo, un rassegnato e ansioso gelo. Perché il momento di passaggio è breve, ma i momenti che lo precedono sono uno dei misteri più incredibili della natura. Non si sa per quale ragione accada, semplicemente accade.

Il cuore batte forte, lo senti pulsare alle tempie, lo ascolti, lo scruti, osservi se giunge anche il battito successivo e l’attesa è ansiosa. I pugni sono stretti, gli occhi spalancati, quasi a cercare la luce, la vita, la realtà che credi stia fuggendo, fuggendo dove? Non si sa.
Qualcosa fugge e non sai cosa, e aspetti, aspetti di vedere l’altra parte, una parte ignota, pensata mille volte, ma drammaticamente ignota.
Passi dal pensare il cuore al respiro, anche Lui scruti. E uno influenza l’altro.
Sono momenti difficili da porre nero su bianco, chi ha vissuto la “prossimità alla morte” sa che cosa intendo, sa che non è facile radunare parole che riescano a spiegare in modo esaustivo il concetto.

Il pensiero impaurito di quei momenti vince qualsiasi dolore fisico, la mente è in grado di fare cose incredibili a volte, l’adrenalina porta a vivere tutto con più forza e ardore.
Tutti conosciamo persone che sono andate oltre la “prossimità” e che oggi non sono più fra noi. Dove sono? Ci sono?
So che per taluni appaiono come domande insignificanti o ridicole, ma fanno parte della vita, che lo si voglia o meno.
E allora vedi fotografie, emergono ricordi…

“La morte di ogni uomo mi diminuisce perché io sono coinvolto nell’umanità. Perciò non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te”.
John Donne

Chi ha il dono della fede, contempla certezze che tediano l’animo e consegnano una certa serenità spirituale, ma chi non ha tale dono? Chi tenta di trovare domande e risposte idonee senza basarsi su testi sacri rivelati?

3 Comments:

Alzata con pugno said...

Accetta il fatto in quanto tale. Perchè nemmeno chi ha fede riesce a comprendere appieno, riesce a non aver paura, riesce a non aver rabbia per la morte di una persona casa.
Io accetto il fatto che la gente attorno a me può morire, e io posso starne male, e accetto il fatto che io posso morire da un momento all'altro. Ma è impossibile vivere ogni momento come fosse l'ultimo, perchè sarebbe una vita vissuta nella continua attesa della morte.
I vivi muoiono. Se si può evitare tanto meglio. Se non si può, ci vuole anche tempo, ma ci si rassegna alla mancanza, ci si rassegna alla fine.
Ogni tanto mi ripeto le parole di Epicuro, che suonano più o meno così:non bisogna avere paura della morte perché quando ci sei tu non c’è la morte e quando c’è la morte non ci sei tu. E per quanto riguarda il dolore della morte: non bisogna avere paura della morte perché quando ci sei tu non c’è la morte e quando c’è la morte non ci sei tu. Sono un'ottimista?

giovanna said...

Sì, anche a me era venuto in mente Epicuro, ricordato da alzata con pugno:
"La morte, il più terribile dei mali, nulla è per noi, giacche quando ci siamo noi non c'è lei e quando c'è lei non ci siamo noi."
Ma, regaliamoci pure un sorriso...:
"Mi ricordo che all'indomani della morte di Gide, Mauriac ricevette questo telegramma: "Inferno non esiste. Impazza pure. Stop. Gide"."
G. Perec
ciao Morgan.

Bruja said...

neanche io so darti la risposta...forse solo chi no n ci pensa seriamente può superficialmente trovarla...e se ci fosse questa risposta...la nostra umanità sarebbe poi la stessa?...non credo...
come vedi...da una domanda ne scaturiscono mille altre...hai toccato un tasto delicato...